DAVID BOWIE: I started going round and round, faster and faster. And then I let go. And as I let go I ran out of petrol.

I wrote that in Berlin, in the mid to late Seventies. It was about one of the few very stupidly, badly attempted thank God, suicide attempts that I tried. The full story is rather alarming. I’m not sure if I should tell it or not.

It involved a coke dealer whose car I saw on the Kurfürstendamm in Berlin one day, and I’d got it into my mind that he screwed me over a deal. My very good friends Iggy Pop and Coco Schwab had clubbed together and bought me a really cheap but lovely Mercedes, 1954 I think it was. You know the ones with rabbit skin around the steering wheel? So delightful. It didn’t have a floor! It was all very rusted. We were all very broke in those days. It was a bit like a pedal car, if your feet went through. It was quite dicey.

So I was driving that and I saw this guy, let’s call him Johan, in the car. And I was so crazed I started ramming him in the Kurfürstendamm, in daylight, in, like, 12 o’clock in the day. And I rammed him and I rammed him, and I was ramming him, He looked around and I could see he was mortally terrified for his life. I’m not surprised. I rammed him for a good, it must have been a good five to ten minutes, which is a very long time actually. Nobody stopped me. Nobody did anything. And I got out of it, ‘What am I doing?’

That night everything came to a kind of a spiritual empasse, you know? And I really was down in a hotel garage, and I started going round and round, just like a movie I’d seen. I thought, ‘Oh, this is so Kirk Douglas in that film [Two Weeks In Another Town, 1962] where he lets go of the steering wheel.’ [laughs] You can tell what kind of condition I was in. Or what condition my condition was in. So I started going round and round, faster and faster. And then I let go. And as I let go I ran out of petrol. I just slowly came to a stop! I thought, ‘Oh God, this is the story of my life.’ As it happens, things picked up after that!

David Bowie on BBC Radio Theatre, 27 June 2000 (Source: The Bowie Bible, Always Crashing in the Same Car))

Photo: 1956 Mercedes-Benz 300 SL ‘Alloy’ Gullwing (Source: RMSothebys Auctions)

Questa l’ho scritta a Berlino, tra la metà e la fine degli Anni Settanta. Parlava di uno dei miei pochi, molto stupidamente e malamente tentati, grazie a Dio, tentativi di suicidio. L’intera storia è piuttosto allarmante. Non so se raccontarla o no.

C’era di mezzo un trafficante di coca, del quale un giorno vidi l’auto lungo il Kurfürstendamm di Berlino, e mi ero messo in mente che mi avesse fregato riguardo un accordo. I miei cari amici Iggy Pop e Coco Schwab erano stati in giro per club, e mi avevano comprato una super economica, bellissima Mercedes, credo fosse del 1954. Avete presente quelle con la pelle di coniglio intorno al volante? Deliziosa. Non aveva pavimento! Tutta arrugginita. Eravamo tutti molto al verde all’epoca. Era un po’ come un’auto a pedali, se i piedi ci fossero passati attraverso. Era piuttosto pericolosa.

Insomma la stavo guidando, e ho visto questo tizio, chiamiamolo Johan, in macchina. Ero così fuori di me che ho iniziato a speronarlo nel Kurfürstendamm, alla luce del sole, tipo verso mezzogiorno. E l’ho speronato e l’ho speronato, lo stavo speronando, e lui si è guardato intorno e ho visto che era terrorizzato a morte e temeva per la sua vita. Non ne sono sorpreso. Ho continuato a speronarlo per un bel po’, devono essere stati cinque o dieci minuti, che è davvero un tempo lungo, veramente. Nessuno mi ha fermato. Nessuno ha fatto nulla. E me ne sono uscito, ‘Cosa sto facendo?’

Quella notte tutto arrivò a una sorta di stallo spirituale, sapete? Ed ero davvero giù nel garage di un albergo, e ho iniziato a girare in tondo, proprio come in un film che avevo visto. Ho pensato: ‘Oh, fa tanto Kirk Douglas in quel film [Due settimane in un’altra città, 1962] dove lui lascia andare il volante.’ [ride] Potete capire in che razza di condizioni fossi. O in che condizioni fosse la mia condizione. Così ho iniziato a girare in tondo, sempre più velocemente. E poi ho lasciato andare. E mentre lasciavo andare, sono rimasto senza benzina. Semplicemente mi sono fermato piano piano! Ho pensato: ‘Oh Dio, questa è la storia della mia vita.’ A dire il vero, le cose poi sono migliorate!

Il treno è fermo al binario

Il treno è fermo al binario
due
Con suono cupo
riparte
grida acuto
Mentre si allontana
Voci
dai diffusori
______ allontanarsi dalla linea gialla
al telefono
______ pronto? sono io

(I pendolari
sono più grigi di chi abita in città)

______ allontanarsi dal terzo binario
______ treno in transito

(è un treno svizzero
bellissimo)

(Sono vestita d’azzurro
volo
sopra il locomotore
gli altri viaggiatori
sono come formiche sotto di me)

(17 aprile 2013, stazione di Sesto San Giovanni)

Scarpe da ballo

Indossava
un paio di ballerine
rosse
nuove di zecca.

Di vernice
le avrebbe preferite
lucide
come in una fiaba.

Nell’acqua
che scrosciava
dalla cascata vicina
una camicia di seta.

Dai rami
pendeva
un cappello verde.

(18 aprile 2013)

Photo credits: Classical Dance. Pupils at Crouch End High School perform a open air dance in the style of the ancient Greeks, 11th July 1936. (Photo by Fred Morley/Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

Conversazioni sul pianerottolo

(di Laura D’Incà)

Ripubblico una vecchia poesia che un amico mi ha chiesto di poter rileggere. Datata tra il 1995 e il 2007, non ricordo esattamente, ma ricordo dov’era il pianerottolo.

Così si sposa.
Lei aspetta un figlio. Ma si sarebbero sposati comunque.
Ah bello.
Sì molto.
Sono proprio una bella coppia.
Eh beati loro.
Eh già.
E lei?
Io? Figuriamoci!
Come? Niente fidanzato?
Una bella donna come lei.
Così simpatica.
Piena di interessi.
Di attività.
Di creatività.
Di bla bla bla.
Cosa vuole… meglio sola che male accompagnata.
Eh ma son sicuro che qualche corteggiatore…
Sì sì per carità. Non mi posso lamentare.
E allora, vede? É lei che non vuole!
Be’ non è che il primo che passi vada bene.
Ah ma è una romantica, si vuole anche innamorare!
Eh sì.
Eh già.
Si capisce, sa.
Sì, certo.
Buonasera allora.
Buonasera a lei.
Arrivederci.
Di nuovo.
Ma non le manca qualche cosa?
Eh qualche volta.
Qualche volta, quando l’aria è frizzante e la luna risplende.
Quando l’acqua bolle e mi sbaglio e butto gli spaghetti per due.
Quando mi muovo nel sonno e nessuno con la mano mi cerca.
Quando le coppie si baciano in Piazza della Scala
in Corso Garibaldi
e in tutte le vie della città.
Qualche volta, ecco,
davanti ai negozi di cravatte.
Ma che vuole, che ci posso fare
mi scuoto un istante,
penso che va bene così
sorrido ai passanti e vado via.
Capisco, eh sì.
Arrivederci.
Arrivederci.
tanti auguri eh!
Ah sì, anche a lei.
Buon Natale,.
Tante care cose.

Signora Polvere di Stelle

La gente fissava il trucco sul suo viso
Rideva dei suoi lunghi capelli neri, della sua grazia ferina
Il ragazzo nei suoi jeans abbaglianti
Saltò sul palco
La signora Polvere di Stelle cantò canzoni
Di oscurità e vergogna

E stava benissimo, il gruppo suonava all’unisono
Sì, stava benissimo, la canzone non finiva più
Ed era tremendamente bello
Davvero straordinario
E cantò per tutta la notte

Femme fatale emergevano dall’ombra
Per osservare questa creatura da favola
Ragazzi salivano in piedi sulle sedie
Per avere una visuale migliore
Io sorrisi tristemente per un amore che non potevo seguire
La signora Polvere di Stelle cantò canzoni
D’oscurità e sgomento

E stava benissimo, il gruppo suonava all’unisono
Sì, stava benissimo, la canzone non finiva più
Ed era tremendamente bello
Quasi come il paradiso
E cantò per tutta la notte

Oh, come sospirai
Quando mi chiesero se conoscevo il suo nome

E stava benissimo, il gruppo suonava all’unisono
Sì, stava benissimo, la canzone non finiva più
Ed era tremendamente bello
Quasi come il paradiso
E cantò per tutta la notte

Dai, ora avvicinati

Lady Stardust

(David Bowie)

People stared at the makeup on his face
Laughed at his long black hair, his animal grace
The boy in the bright blue jeans
Jumped up on the stage
Lady stardust sang songs
Of darkness and disgrace

And he was alright, the band was altogether
Yes he was alright, the song went on forever
And he was awful nice
Really quite out of sight
And he sang all night long

Femme fatales emerged from shadows
To watch this creature fair
Boys stood upon their chairs
To make their point of view
I smiled sadly for a love I could not obey
Lady Stardust sang his songs
Of darkness and dismay

And he was alright, the band was altogether
Yes he was alright, the song went on forever
And he was awful nice
Really quite paradise
And he sang all night long

Oh, how I sighed
When they asked if I knew his name

And he was alright, the band was altogether
Yes he was alright, the song went on forever
And he was awful nice
Really quite paradise
And he sang all night long

Look, come closely now